• Ombre demoniache – Capitolo 4

    Il rumore di persone che si muovevano nell’appartamento di sopra strappò il velo del sonno, riportando Anjali nel mondo della veglia. Sbattendo le palpebre, aprì gli occhi, momentaneamente disorientata. Poi, la sua vista si adattò all’oscurità della stanza. Piccole lame di luce brillavano lungo i bordi delle persiane alle finestre; era l’unica indicazione che fuori era giorno.

    Il collo e la schiena le dolevano per aver dormito stravaccata per ore sulla poltrona accanto al divano, ma lei non aveva osato tornare al letto. A un certo punto dopo che Thorne si era addormentato, il suo braccio era scivolato giù dal divano e quando lei aveva cercato con attenzione di rimetterlo sotto la coperta, lui le aveva afferrato la mano e non aveva più mollato la presa. Non si era svegliato: era stato un movimento inconscio – e per questo ancora più commovente – e Anjali non aveva avuto il cuore di liberare la mano da quella del demone. Per cui, invasa da una quantità di sentimenti superiore a quella che avrebbe dovuto essere lecita, si era seduta nella poltrona e aveva continuato a tenergli la mano.

    E lui non aveva ancora mollato la presa.

    Ora, Thorne si mosse e la sua mano accentuò la presa su quella di Anjali per un istante prima che lui aprisse gli occhi, vedesse le loro mani congiunte e lasciasse andare la sua. Si schiarì la voce. “Buongiorno.” La sua voce era arrochita dal sonno, il timbro così deliziosamente basso da farle palpitare lo stomaco.

    “Buonasera. Hai dormito bene?”

    Thorne annuì e si mise seduto. La coperta gli ricadde fino ai fianchi, rivelando il torso nudo, e Anjali inalò sottovoce.

    “Le tue ferite. Sono sparite.”

    Thorne passò la mano sulle linee rosa chiaro che indicavano la pelle nuova, unica prova che fosse stato ferito di recente. “Sì. Sono guarito.”

    “È incredibile.”

    Thorne fece spallucce, i muscoli che guizzavano sotto la pelle dall’aria ora sana. Pelle che lei avrebbe voluto accarezzare, tracciandone i solchi dei pettorali, degli addominali, quelle linee sui fianchi degli uomini che istupidivano le ragazze, seguire la sagoma di quei muscoli fino al punto in cui svanivano sotto la vita dei pantaloni.

    Anjali si leccò le labbra e distolse lo sguardo mentre il desiderio pulsava nelle sue parti intime.

    “Vado a lavarmi.” Thorne si alzò dal divano, le parole cariche di indifferenza smentite dal calore del suo sguardo. Oh, sapeva benissimo che direzione avevano preso i pensieri di Anjali.

    E lei fallì miseramente nel tentativo di non lanciare un’occhiata al visibile rigonfiamento nei pantaloni del demone. Arrossì violentemente, avvertendo un forte calore. “Preparo la colazione.”

    Mentre Thorne andava in bagno, lei si diede da fare in cucina, preparando uova strapazzate, frittelle di patate e bacon. Lo sfrigolare e il profumo delizioso di una colazione abbondante riempirono la stanza.

    Quel bacio. La tormentava. Cosa le era preso? Non era stata sua intenzione baciarlo; aveva cercato di mantenere la freddezza e di non lasciare che l’attrazione fra di loro ostacolasse il suo giudizio della personalità del demone. Lasciarsi coinvolgere da lui non avrebbe fatto che rendere più difficile valutare oggettivamente se lui fosse buono… e prendere le misure necessarie nel caso avesse scoperto che non lo era.

    E tuttavia… Non aveva mai avvertito quel genere di magnetismo verso un’altra persona. Era come se tutto il suo essere, la sua anima, fosse una bussola e lui il suo Nord magnetico. Diventava sempre più difficile non toccarlo quando era vicino, non cedere al potente impulso di chiudere la distanza che li separava, fondere i loro corpi e scoprire esattamente quanto potessero essere esplosivi insieme.

    Per non parlare di come quei frammenti del passato di lui che lei aveva intravisto le facessero venire voglia di abbracciarlo e di prendersi cura di lui. Anjali non aveva mai conosciuto nessuno che avesse più bisogno di una persona nella sua vita che si prendesse cura di lui, che semplicemente gli stesse accanto e fosse gentile.

    Si fermò e si passò una mano sullo sterno, come se così facendo potesse alleviare il dolore che pulsava in quel punto. Perdiana, quanto le doleva il cuore per lui.

    E quello, proprio quello, era il motivo per cui Anjali doveva fare un passo indietro e mantenere le distanze, soprattutto emotivamente.

    Aveva appena messo il cibo sul tavolino di fronte al divano – l’unica superficie disponibile sulla quale si potesse mangiare decentemente – quando Thorne uscì dal bagno. L’asciugamano avvolto attorno ai suoi fianchi era pericolosamente basso e Anjali mise un piede in fallo mentre tornava in cucina, rischiando di andare a sbattere contro il piano. Sante potenze, che vista…

    Thorne svanì nel bagno, infrangendo l’incantesimo a cui lei era sottoposta. Ciononostante, Anjali non riuscì a scacciare il ricordo dettagliato del suo petto umido, con goccioline d’acqua che correvano languidamente lungo muscoli tonici. Trovandosi irrazionalmente invidiosa di quelle gocce e di come esse potessero toccare ciò che a lei era proibito, Anjali sbatté la testa contro il frigo. Che gli dei mi aiutino.

    “Guarda che resta il segno.” La voce di Thorne, proveniente da accanto a lei, la fece sobbalzare. “Sul frigo, intendo.”

    Le labbra del demone si curvarono in maniera perfetta agli angoli e il bagliore di divertimento nei suoi occhi era una sfida sleale a tutti i buoni propositi di Anjali. Thorne aveva indossato dei jeans neri e coperto quel petto magnifico con una camicia color ardesia che si modellava perfettamente su tutti quei piani di muscoli. Involontariamente, Anjali sospirò di fronte all’attraente mascolinità che aveva di fronte.

    “La colazione è pronta,” disse, andando a sedersi sulla poltrona, per evitare di mettere in atto qualcuna delle numerose idee che aveva su cosa fare con lui, la totalità delle quali violava il suo voto di mantenere le distanze.

    Mangiarono in un silenzio teso, con tante di quelle parole non dette fra di loro da farle ronzare le orecchie. Quando la forza di quella sensazione minacciò di soffocarla, Anjali ruppe il silenzio.

    “Parlami della tua famiglia.” Ben fatto, Anjali. Non esiste modo più delicato per cominciare un interrogatorio.

    Il demone si irrigidì; il suo intero corpo era così teso da farle pensare che avrebbe potuto rompersi un tendine. “Perché?”

    “Sono curiosa, tutto qui.” Anjali fece spallucce, ostentando noncuranza. “Le storie di famiglia sono sempre molto divertenti; sembra che tutti abbiano un parente bizzarro. A volte più di uno.”

    “Non c’è molto da dire.”

    Un brivido le corse lungo la spina dorsale. La voce di Thorne era così vuota e fredda da spingerla a massaggiarsi le braccia per scaldarsi un po’. Il suo istinto si risvegliò; percepì un dolore sepolto nel profondo di Thorne, nascosto sotto quella facciata di freddezza e quell’aria di indifferenza.

    “Com’era tuo padre?”

    “Non l’ho mai conosciuto. È morto prima che io nascessi.”

    Santi numi, Thorne era orfano? Il petto di Anjali si serrò come se qualcuno lo avesse fasciato strettamente. “Mi dispiace tanto. Deve essere stato difficile crescere senza i tuoi genitori.”

    “Me la sono cavata.”

    Quella scelta di parole. Io me la sono cavata. Non noi. Non un gruppo di famigliari inclusivo e di supporto, non adulti che si prendevano cura di un bambino costretto a crescere senza l’amore dei suoi genitori.

    “Chi ti ha cresciuto?” mormorò lei.

    Thorne non incrociò il suo sguardo. “Mio nonno, soprattutto. C’erano anche i miei zii. E i loro figli.”

    A giudicare dalle parole di Thorne, quello avrebbe dovuto essere un grandioso sistema di supporto, un rifugio fatto di parenti stretti che colmavano il vuoto lasciato dalla morte dei genitori. Eppure, il suo tono di voce diceva altro.

    “Thorne…” Anjali deglutì mentre l’orrore nascosto da ciò che Thorne taceva le zampettava sulla pelle. “Cos’è successo?”

    Thorne si alzò e le voltò le spalle. “Non so cosa tu voglia dire.”

    “Sì che lo sai,” disse a bassa voce Anjali. Anche lei si alzò e lo seguì, fermandosi a un passo da lui, alle sue spalle. Esitando, sollevò una mano e la posò sulla spalla di Thorne. “Chi è stato?”

    “Chi è stato a fare cosa?”

    La voce di Anjali si ruppe nel pronunciare la domanda successiva. “Chi è stato a farti del male quando eri piccolo?”

    Thorne si voltò, finalmente, e la mano di Anjali si posò nel punto in cui batteva il suo cuore. Ciò che Thorne disse poi infranse alcuni pezzi fragili della sua anima. “Tutti.”

    Anjali si coprì la bocca con l’altra mano, zittendo il suono dello shock. Com’era possibile che…? Era inconcepibile che la famiglia fosse altro che un fondamento di amore, sostegno e affetto. I membri della famiglia di Anjali erano coinvolti gli uni nelle vite degli altri in maniera a volte fastidiosa al punto che avrebbero fatto impazzire una persona sana di mente, ma in fin dei conti, quel coinvolgimento si accompagnava sempre a un affetto e a una premura fortissimi per il bene degli altri. Quando si veniva al dunque, tutti erano disposti a combattere gli uni per gli altri, fino alla morte se necessario, e a fare dei sacrifici per far sì che gli altri membri della famiglia fossero sani, felici e circondati da una rete di supporto incondizionato.

    La sola idea che la sua famiglia le si rivoltasse contro, che potesse farle del male, le torceva qualcosa dentro.

    Guardò Thorne e, irrevocabilmente, perse in suo favore un altro pezzo di cuore. “Mi dispia–”

    “Non compatirmi.” Il tono brusco della voce del demone la infastidì.

    Anjali scosse la testa. “Non ti compatisco. Sto empatizzando.”

    “È lo stesso.”

    “No, invece. Come ti sentiresti se mi vedessi ferita?”

    L’espressione di Thorne si fece ancora più dura e qualcosa di mortale lampeggiò nei suoi occhi. “Darei la caccia a chiunque ti avesse fatto del male e lo ucciderei.”

    Dentro di sé, Anjali sospirò. Cavalchiamo l’onda. “D’accordo, va bene. E cosa faresti dopo aver ucciso chi mi avesse fatto del male? Se mi vedessi piangere? Se mi vedessi soffrire dentro?”

    Thorne si accigliò e aprì la bocca.

    “Non vorresti darmi conforto?”

    Deglutendo, il demone annuì.

    “Perché non vorresti che io soffrissi. Questa è compassione, empatia. Non pena.”

    “Sarebbe diverso. Non è la stessa cosa.”

    “Cosa intendi?”

    “Saresti tu quella che soffre. Tu meriti compassione. Sei una persona buona.”

    Anjali trattenne il fiato. “E tu no?”

    Thorne scosse la testa, lo sguardo duro.

    La sua espressione le strattonava il cuore. “Perché? Perché la pensi così?” Era giunto il momento? Ora Thorne le avrebbe detto di essere malvagio, di aver fatto cose malvage? Chi mai avrebbe dato un tale giudizio su se stesso? Il terrore prese possesso del suo stomaco.

    “Io sono un veleno,” disse il demone. Era un suono stridente, che la abrase dentro.

    “Spiegati meglio,” mormorò Anjali.

    I muscoli della gola di Thorne si contrassero quando lui deglutì. “Io avveleno le vite di coloro che mi stanno vicino. Sono una disgrazia. Rovino tutto quello che tocco. Ho persino ucciso mia madre.”

    Il cuore di Anjali smise di battere. “Cosa?” Dimmi che non è vero. Dimmi–

    “Lei è morta di parto.”

    Anjali si sentì quasi in colpa per il sollievo che la travolse. “Ma non è stata colpa tua. È una cosa terribile, sì, ma non sei stato tu a–”

    “Sarebbe ancora viva se non fosse per me. È un dato di fatto.”

    “Non puoi saperlo per certo. Sarebbe comunque potuto accadere qualcosa che–”

    “Anche i miei due cugini sono morti a casa mia.” A quanto pareva, Thorne era scatenato; era chiaro che voleva liberarsi di quel peso. Ogni singola confessione gli usciva dalla bocca come se fosse sollevata di essere finalmente libera. “Li ho fatti ammazzare io. Eravamo fuori di notte, a giocare, e c’era una strega… La nostra cappa di ombre non era ancora completamente sviluppata e la mia era la peggiore. Sono stato goffo e sono inciampato. Ho perso il controllo delle ombre, la strega mi ha visto e io sono fuggito. Sono corso dritto verso i miei cugini, rivelando il loro nascondiglio. La strega li ha uccisi entrambi. Io sono riuscito a fuggire e a nascondermi in una fognatura.”

    Anjali era ammutolita; non riusciva a far altro che fissare l’espressione colma di angoscia del demone.

    “Sono morti. A causa mia.” Thorne serrò la mano a pugno e se la picchiò contro il petto. “Io porto la morte a coloro che mi circondano. Ho quasi fatto ammazzare persino te, ieri sera. Te. L’unica cosa buona della mia vita. Sei quasi morta in quel tunnel!”

    Anjali prese fiato, si voltò, si strinse il ponte del naso e si voltò di nuovo verso di lui. “In primo luogo, io non sono quasi morta. Ho preso una botta in testa. Sai che roba. In secondo luogo–” Gli punzecchiò il petto con un dito. “È stata una mia decisione seguirti, ieri sera; una mia decisione trascinarmi dietro di te lungo un tunnel buio e sconosciuto. Per cui, la responsabilità per qualunque danno io riceva è mia. Non tua.” Fece una pausa per trarre un respiro profondo. “A proposito, tu non devi sentirti responsabile per tutto quello che ti succede. Le disgrazie capitano; la vita è fatta così. Mi dispiace per la morte dei tuoi cugini e mi dispiace davvero tanto per tua madre, ma nessuna delle due situazioni è stata colpa tua. Tu non hai ucciso tua madre. E non hai ucciso i tuoi cugini.”

    “Forse non direttamente. Ma ho provocato le loro morti. È una cosa che mi tormenta. Non ho mai portato altro che morte.”

    Anjali si mise entrambe le mani sui fianchi. “Certo. Come no. Come se non mi avessi salvato la vita cento volte.”

    Thorne scosse la testa e fece un passo indietro. “Non capisci. Non è solo una coincidenza. Se mi resti vicino, finirai col farti del male a causa mia. O peggio. E io non posso–”

    “Fermati.” In un attimo, Anjali gli si mise di fronte, si alzò in punta di piedi e lo attirò in un bacio. “Fermati e basta,” mormorò contro le sue labbra, per poi premere nuovamente la bocca contro quella di lui.

    Non era solo l’unico modo che le era venuto in mente per zittirlo, no. Era un gesto nato da un desiderio ardente di fargli vedere, sentire, assaporare che lui era buono, che era degno. Come avrebbe potuto lei non chiudere la distanza fra di loro, ora? Attirarlo a sé e fuori da quel luogo buio in cui era affondato, lasciare che si crogiolasse nel tepore e nella luce e nell’amo–

    No, quello no. Concentrati su–

    Il demone le mise una mano sul fianco, affondò l’altra nei suoi capelli e la fece voltare con forza. La schiena di Anjali toccò il muro e Thorne divenne calore e potenza e un’esplosione di sesso premuta contro di lei, intrappolandola. Il demone si impadronì della sua bocca in preda a una passione pura, facendola dolere in tutti i punti giusti.

    Respirando affannosamente e velocemente, Anjali si staccò e fissò in quegli occhi azzurri come un ghiacciaio, occhi che la tormentavano nei ricordi da quando aveva dodici anni. “Tutte quelle fantasie che ho avuto su di te,” mormorò. “Non si avvicinano nemmeno alla realtà. Sei molto più di quanto io abbia sperato.”

    “Hai fantasticato su di me?” L’espressione di Thorne non cambiò, ma lui accentuò la presa sui suoi capelli.

    Le guance di Anjali avvamparono. “Una ragazza adolescente. Gli ormoni. Un bel ragazzo dal lato sbagliato della legge. Fai i conti.”

    “Non sono mai stato bravo in matematica,” disse Thorne, imperturbabile. “Devi dirmelo tu.”

    Scherza, scherza. Un sorriso le sbocciò nel cuore e lei non riuscì a trattenere un sogghigno. “Una volta, sognavo che tu mi portassi via. Che mi prendessi, mi trascinassi nella tua tana e mi facessi un sacco di cosacce. Sai.” Anjali fece spallucce. “Il solito.”

    L’intensità dello sguardo accalorato del demone sfrigolò sulla sua pelle.

    “Beh,” disse lei, ridendo per disinnescare l’insopportabile tensione sessuale che si era tesa fortemente tra di loro al punto da zittire ogni suono. “Immagino che fosse un mix ormonale di troppo Fantasma dell’opera e La Bella e la Bestia con un pizzico di Romeo e Giulietta.”

    Thorne continuò a fissarla. “Tu hai fantasticato su di me,” disse lentamente, con voce estremamente roca.

    “Ehm, beh, sì, l’ho appena detto. Sai, è un po’ strano, considerato che non ho mai potuto davvero conoscerti, ma–”

    La bocca di Thorne che si schiantava sulla sua la zittì con estrema efficacia. Il demone la baciò con una tale fame sensuale scatenata da mandarle il fuoco nelle vene. Gemendo nella sua bocca, Anjali si sciolse contro di lui. Aveva una mano infilata nei suoi capelli e l’altra dietro la sua schiena. Affondò le dita nel tessuto della maglietta di Thorne e tirò.

    “Via,” mormorò.

    Thorne si ritrasse quanto bastava per guardarla in viso. “Io?”

    “No. Dei, no!” Anjali rise. “La maglietta.”

    Un angolo della bocca di Thorne si sollevò. Il demone alzò le braccia, afferrò il collo della maglietta e se la sfilò con un movimento fluido. I muscoli robusti sotto la pelle erano un banchetto per gli occhi di Anjali. Thorne non aveva nemmeno finito di buttare via la maglietta che lei gli aveva già messo le mani addosso.

    Alle mani seguirono le labbra. Anjali si chinò e lo baciò sui pettorali, gli leccò le cicatrici sulle spalle. Thorne tremò sotto le sue carezze. Ovunque lo toccasse, i muscoli si contraevano e la pelle si tendeva, prove eccitanti dell’effetto che Anjali gli provocava. Quel genere di potere dava proprio alla testa.

    Il desiderio pulsava fra le sue gambe. Le sembrava di avere la pelle troppo stretta, troppo sensibile, eppure bramosa di contatto. Con una mossa che sconcertò lei stessa, si sfilò il top a maniche lunghe. Respirando affannosamente, rimase di fronte a lui, il reggiseno di pizzo nero l’unica barriera fra i suoi seni nudi e lo sguardo vorace di Thorne.

    “Toccami,” mormorò. “Ti prego.”

    Thorne sollevò di scatto lo sguardo dal suo seno e scrutò nei suoi occhi. “Se vuoi che mi fermi, dimmelo.”

    “Io voglio te.”

    Esalando il fiato, Thorne sollevò la mano e la allungò lentamente, come se stesse per toccare una reliquia sacra. Con calma misurata, abbassò una spallina del reggiseno e poi l’altra. Entrambe le ricaddero sulle braccia; il reggiseno, ora, copriva a malapena il rigonfiamento del suo petto.

    L’ansia che le fremeva nel sangue, Anjali non osò respirare. Aveva già i capezzoli turgidi, che attendevano con fervore il tocco del demone. Aveva già fatto sesso in passato – con l’unico ragazzo fisso che avesse mai avuto – ma non si era mai sentita così elettrizzata, così impaziente di essere toccata.

    Thorne si chinò, allungò le mani alle sue spalle – senza che le sue dita le sfiorassero la pelle – e le slacciò il reggiseno. Esso cadde a terra, lasciandole il seno nudo alla vista e alle carezze del demone. Col cuore che batteva mille volte al minuto, la pelle ardente e i nervi che formicolavano, Anjali gemette.

    “Se non mi tocchi subito, potrei darmi alla violenza.”

    “Shhh.” Thorne sorrise, la mano sospesa a un paio di centimetri dal suo seno. “Le prime volte vanno assaporate.”

    Abbassò la mano, passando il dorso delle dita sotto il seno. Scosse acute di eccitazione corsero verso il basso, dritto al sesso pulsante di Anjali. Lei afferrò la vita dei jeans del demone e lo attirò a sé.

    “Mani sul muro.” La voce di Thorne era gentile. L’acciaio nel suo sguardo era puro comando.

    Traendo un respiro tremante, Anjali obbedì, premendo le mani contro la parete… e lasciando che Thorne esplorasse. Quando le punte delle dita del demone passarono attorno alla sua areola, lei si morse il labbro, lasciò ricadere la testa all’indietro e chiuse gli occhi. Thorne le prese il capezzolo tra pollice e indice, lo fece roteare, lo strattonò, e nel complesso la fece impazzire con la sua concentrazione ferrea. Porca miseria, le faceva piegare le ginocchia.

    Anjali spalancò gli occhi quando il calore umido della bocca del demone si chiuse sul suo capezzolo. Gemette mentre la pressione cresceva dentro di lei e la voglia di toccarlo a sua volta diventava insopportabile.

    “Ti prego, ho bisogno–”

    Thorne le lasciò il capezzolo. “Ti faccio male?”

    “Solo perché non ti posso toccare.”

    Sorridendo, il demone la sollevò tra le braccia e la portò in camera da letto. La fece stendere sul letto e si mise sopra di lei. Capelli color mezzanotte gli ricaddero sul viso, gli occhi colore di un cielo invernale che ardevano nella semioscurità. Il modo in cui la guardava le mozzò il fiato.

    “Puoi toccarmi quanto vuoi,” mormorò, baciandole il collo.

    Non ebbe bisogno di dirlo due volte. Anjali gli passò le mani sulle spalle, sulla schiena, sul torace, crogiolandosi nella sensazione dei piani duri del suo corpo, nel mormorio della forza che sentiva sotto le dita.

    Thorne la baciò fino al petto – succhiando un capezzolo alla volta, con degli strattoni che le arrivarono fino al sesso – fino all’addome e alla cintura dei jeans, dove lui slacciò il bottone e abbassò la cerniera. Anjali sollevò l’inguine mentre lui le sfilava i pantaloni. Poi vennero le mutandine, lasciando esposto il suo punto più intimo allo sguardo di Thorne. Questi si fermò a osservare il cespuglietto ben curato di peli scuri, con un calore rovente negli occhi.

    Di solito, Anjali non si vergognava minimamente del suo corpo, ma ora cominciava a sentirsi in imbarazzo sotto lo sguardo del demone. Ma poi, lui sollevò lo sguardo e disse: “Sei bellissima.”

    Erano parole semplicissime, e tuttavia allentarono il nodo di ansia che si era formato nel suo petto e le permisero di esalare il fiato sorridendo. Si allungò verso di lui. “Ho bisogno di averti dentro.”

    * * *

    Thorne era meravigliato dalla vista che aveva di fronte. Anjali che giaceva nuda sul suo letto, la pelle arrossata dalla voglia, gli occhi che brillavano di desiderio, la mano tesa che lo invitava a congiungersi con lei. I suoi capelli si allargavano a ventaglio in una cascata di seta nero-blu attorno alla testa e le sue labbra erano schiuse, scurite dall’eccitazione. Per lui.

    Se quello era un sogno, Thorne non voleva svegliarsi mai più.

    “Vieni da me,” mormorò Anjali, la voce roca che era il miscuglio perfetto di paradisiaco e peccaminoso.

    Thorne si liberò velocemente dei pantaloni, quindi tornò a letto. Languidamente, sfiorò con le dita l’interno della coscia di Anjali, fino a lambire le sue labbra gonfie, umide di desiderio. La giovane tirò il fiato, afferrando le lenzuola in una presa da sbiancare le nocche.

    Thorne si fermò e controllò la sua espressione, assicurandosi che ciò che stava facendo le stesse dando piacere. Il viso della ragazza brillava di voglia e lei si leccò le labbra, sollevando leggermente l’inguine per venire incontro a suo tocco.

    Il membro di Thorne pulsò e la pressione gli contrasse testicoli, invocando il piacere. Non ancora. Non prima che lui avesse assaporato fino in fondo quell’esperienza, dato alla sua Anjali più piacere di quanto lei credesse possibile. Se voleva farlo – e ormai non si poteva più tornare indietro: erano stati oltrepassati dei limiti che non potevano più essere ristabiliti – lo avrebbe fatto bene.

    Con prudenza, attento a ogni reazione di Anjali, girò attorno al suo clitoride, applicando una leggera pressione, per poi scendere verso il basso e infilare un dito dentro di lei. Anjali gemette, sollevando il bacino dal materasso.

    “Potrei aver bisogno di qualche consiglio,” mormorò contro la pelle di lei, baciandole un lato del seno. Tracciò con la lingua un cerchio umido attorno al capezzolo e lo picchiettò. “Non l’ho mai fatto prima.”

    “Cos-?” chiese Anjali, ansimando.

    “Tu sei la prima.”

    Anjali sollevò la testa e l’ardore del desiderio sul suo viso cedette il passo a una palese perplessità. “Sono la… Non hai mai fatto l’amore prima?”

    Fatto l’amore. Decisamente quello no. Era arrivato al bacio e a qualche esperimento manuale con due femmine, ma ogni volta si era sentito costretto a fermarsi prima di arrivare a letto. Non gli era parso giusto. Non quando il suo cuore apparteneva a un’altra. “Ci sei sempre stata tu, Anjali. Solo tu.”

    Anjali esalò il fiato che aveva trattenuto con un suono simile a un gemito. Infilandogli le mani nei capelli, avvicinò il viso al suo e lo baciò. “Come puoi farmi questo?”

    Thorne si irrigidì. “Fare cosa?” Aveva commesso qualche errore?

    Anjali sorrise contro le sue labbra. “Spezzarmi il cuore e ripararlo al tempo stesso.”

    “Mi dispiace.”

    La risata di Anjali fu una carezza roca. “No, sciocchino. Non hai nulla di cui dispiacerti.” Lo baciò, un tenero incontro di labbra, una benedizione. “Mi piace moltissimo,” mormorò, incrociando il suo sguardo. “Mi piace moltissimo quello che mi fai.”

    L’ansia lo abbandonò di colpo. Thorne sorrise; il sollievo gli permetteva di respirare più facilmente. “Allora ti farò delle altre cose.” La sua mano trovò il seno di lei, lo strinse e gli pizzicò il capezzolo. Solo un poco, solo per farla gemere e inarcare la schiena. “Magari anche qualche cosaccia,” aggiunse, riecheggiando le parole con cui Anjali aveva descritto la sua fantasia.

    “Sì, ti prego.” Anjali gli passò una mano sul petto, fino ai fianchi, sfiorando i peli ben curati del suo inguine. “Toccami ancora. Ho bisogno di avere le tue dita in mezzo alle gambe. Quello che hai fatto prima…”

    Il piacere che riecheggiò in lui al tocco di Anjali per poco non gli fulminò la mente, affogando quasi le parole della giovane. Thorne si riprese con uno sforzo disumano e seguì le sue istruzioni. Accarezzando le sue pieghe, le sfiorò il clitoride, dapprima solo leggermente, poi con maggiore pressione mentre inseriva due dita dentro di lei e accelerava il ritmo.

    Anjali ondeggiò contro di lui; i suoi versi di piacere erano una sinfonia dolcissima e il suo abbandono lo faceva impazzire. Non avrebbe mai avuto abbastanza di quello: di vederla sciogliersi per lui, di vederla inarcarsi contro il suo tocco.

    “Continua,” mormorò lei. “Proprio– oddei, sì!”

    Ah, così era quel punto a farle perdere la testa. Thorne ne prese nota, come aveva fatto con tutte le altre reazioni di Anjali, imparando la struttura del suo piacere, quanto e quanto poco doveva premere, quanto veloce o piano doveva andare. Quando lei si ritraeva da un gesto – non importava quanto la reazione fosse minuscola – lui lo eliminava dal suo repertorio e ripeteva quelle manovre che la spingevano ad afferrare le lenzuola e a mormorare suoni di eccitazione indecifrabile. Le ripeté spietatamente, fino a quando Anjali non si infranse sotto le sue mani con un grido di piacere incontaminato, riempiendolo di puro orgoglio mascolino.

    Quando Anjali scese dalla vetta del piacere e tornò a metterlo a fuoco, Thorne si mise con tutto il corpo sopra di lei, infilandole entrambe le ginocchia fra le gambe e allargandola.

    Esitò; doveva essere sicuro. “Sì?”

    Il sorriso di Anjali gli aprì delle crepe nel cuore, facendovi entrare la luce. “Sì.”

    Qualcosa lo pungolava da qualche parte nel cervello. Thorne rimase immobile fino a quando il pensiero non si fece largo nel suo cervello zuppo di lussuria. “Non ho preservativi.”

    Anjali tentennò, quindi esalò il fiato in una mezza risata. “Nessun problema. C’è… prendo regolarmente una pozione che mi impedisce di rimanere incinta. E… sono stata con un ragazzo solo. Abbiamo sempre usato i preservativi.”

    Una gelosia al calor bianco avvampò dentro di lui, strappandogli un ringhio. Ma sapeva già di quel tipo. Aveva visto Anjali col suo ragazzo mentre la proteggeva e, persino allora, guardarli insieme gli aveva asportato piccoli pezzi di cuore. Ma lui non poteva farci nulla. Non aveva mai potuto accampare diritti su di lei.

    Fino a quel momento.

    Come se avesse percepito la direzione presa dei suoi pensieri, Anjali gli appoggiò una mano sulla guancia e il suo sguardo si intenerì. “Sono tua.” Gli accarezzò la pelle, passandogli le dita fra i capelli. “Solo tua.”

    “Sì.” Thorne catturò la sua bocca in un bacio di passione possessiva, stemperato da una tenerezza che lo fece tremare dentro. “Mia.”

    Le remore che aveva avuto, le sue paure di avvicinarsi a lei, i suoi progetti di abbandonarla? ‘Fanculo. Avrebbe fatto una rivendicazione e l’avrebbe difesa.

    Le allargò ulteriormente le ginocchia con una mano, appoggiando il peso del corpo sull’altra, pungolando col membro l’ingresso lubrificato di Anjali. Il respiro affannoso, i muscoli tesi, incrociò lo sguardo di lei e la penetrò. Tremando per lo sforzo di fare piano – per non farle del male – fece avanti e indietro un poco alla volta, fino a quando non fu immerso fino in fondo nel suo calore stretto.

    Si fermò, stringendo i denti contro l’impulso a pompare, a godersi gli affondi e lo scivolare in quello che sembrava il Paradiso avvolto nel peccato bruciante. “Tutto bene?”

    “Sì. Comincia a muoverti. Ti prego.”

    Anjali si dimenò contro di lui, i suoi muscoli interni che gli stringevano l’asta. Santi dei a cui non credo. Thorne respirò con immensa lentezza, costringendosi a pensare a cose assolutamente non sexy per ritardare l’esplosione di piacere.

    “Se continui così,” disse con voce strozzata, “non ti garantisco che durerò a lungo.”

    Il sorriso di Anjali fece un sacco di cosacce al suo corpo. “Non trattenerti per me. Io sono già venuta. Tocca a te.” Anjali sottolineò il concetto con un’altra stretta ben piazzata dei suoi muscoli femminili.

    Con un gemito di resa, Thorne si tuffò in avanti, le afferrò la gamba con una mano e la sollevò per avere un accesso migliore. Il gemito di gola di Anjali lo incoraggiò ad andare più velocemente. Abbandonando ogni pensiero di trattenere il proprio piacere per aumentare quello di lei, affondò dentro e fuori in un ritmo dall’urgenza crescente. La sensazione di lei – bagnata, stretta, calda – fu un’esplosione di piacere sessuale per i suoi sensi. Non gli bastava mai.

    Anjali mosse il bacino per accompagnare i suoi affondi, stringendolo con una mano curvata dietro la nuca mentre l’altra scivolava lungo la sua schiena fino al sedere, lo strinse, spingendolo più forte contro di lei.

    “Sì. Proprio… lì…” La giovane lasciò cadere la testa, gli occhi chiusi, le labbra schiuse in un gemito. Tremando, fremette per la forza di un nuovo orgasmo.

    Un orgasmo che lui avvertì – ogni spasmo – col membro sepolto dentro di lei.

    Era la cosa più stupefacente che avesse mai sperimentato. La consapevolezza di essere stato lui a farlo, di averle dato quel piacere così intenso, lo catapultò dritto nel suo, di orgasmo.

    Il cuore che gli pulsava nelle orecchie, tutto il suo corpo si tese, per poi rilassarsi mentre si svuotava dentro di lei, travolto da ondate di piacere mai visto. Si immobilizzò sopra di lei, godendosi gli ultimi brividi di piacere che gli correvano lungo i nervi, il modo in cui Anjali continuava a stringergli il posteriore, accarezzandogli i capelli con l’altra mano.

    Anjali gli rivolse un sorriso talmente colmo di affetto soddisfatto da strattonare qualcosa nel profondo di lui. Thorne la baciò, un bacio dolce e tenero che conteneva tutto ciò che non era ancora in grado di dirle. E lei capì. Senza dire una parola, si sdraiò su un fianco, lo attirò a sé fino a quando lui non ebbe la testa appoggiata alla curva della sua spalla e gli accarezzò la schiena, i capelli, lo coccolò in silenzio con un tocco che trasmetteva una sensazione a cui nessuno dei due era pronto a dare un nome.

    Poco dopo, quando lei se ne andò – la pressione della realtà aveva invaso la loro gioia condivisa – Thorne rimase nel salotto, l’appartamento terribilmente vuoto nonostante l’abbondanza di libri che lo riempiva. Si mise una mano sul petto, sul cuore che batteva all’impazzata. Non voleva saperne di rallentare, non voleva saperne di calmarsi, proprio come lui.

    Quel momento, il confine che aveva oltrepassato con Anjali, la rotta su cui li aveva indirizzati, era follia. Non poteva sperare di far funzionare quella relazione, non con le dimensioni del segreto che doveva tenerle.

    E tuttavia, bramava un futuro con lei – un vero futuro – a ogni rapido e folle battito del suo cuore. Non poteva tornare indietro. Non ora, non dopo quello che avevano fatto, dopo il piacere che aveva sperimentato nell’abbraccio di lei. Avere Anjali fra le braccia, fiduciosa, che si concedeva generosamente, che lo guardava con una fame sensuale negli occhi, lo avrebbe tormentato per il resto della sua vita. Il solo pensiero di lasciarla andare, di consentirle di trovare quel piacere con un altro uomo… lo faceva a pezzi da dentro.

    No, Thorne avrebbe fatto qualunque cosa per tenersela, per restare meritevole della sua fiducia, del suo affetto, del suo desiderio. In qualche modo, sarebbe riuscito a far funzionare le cose.

    E forse, solo forse, certi segreti sarebbero rimasti sepolti per sempre.

    * * *

    Clicca qui per leggere il capitolo 5